Dal 1 febbraio, il Mudec (Museo delle Culture) di Milano ospita una bellissima mostra sulla grande pittrice messicana Frida Kahlo. Frida è considerata un’icona, una donna segnata dal dolore e dalla sofferenza che non solo ha contribuito all’emancipazione femminile ma ha anche reso possibile la diffusione dell’arte messicana in tutto il mondo.

La mostra, che terminerà tra un meno di un mese, racchiude tutte le opere provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, senza dubbio le più grandi collezioni al mondo di questa grande artista. Si tratta di una mostra totalmente diversa da tutte quelle viste in precedenza soprattutto grazie al contributo di numerose opere inedite ritrovate nel 2007 nella sua casa di Azul, la casa dove Frida è nata e dove si è poi trasferita col marito Diego Rivera alla morte dei suoi genitori.

L’esposizione racconta la vita di Frida attraverso un percorso che si snoda in quattro stanze, ognuna dedicata ad un tema diverso: Donna, Terra, Politica e Dolore.

DONNA
La prima stanza, dedicata alla figura della donna, accoglie i visitatori con un disegno su carta: “L’apparenza inganna“. Perché questo nome? Perché Frida amava vestirsi con abiti molto appariscenti che rispecchiavano la gioia che cercava di mostrare, ma l’apparenza inganna quando l’abito nasconde quella sofferenza che l’ha segnata nel corso di tutta la sua vita. Frida mostra il suo corpo lacerato, la sua colonna spezzata, titolo di un’opera che si incontrerà poi nell’ultima sezione dedicata al dolore.

Terza di quattro sorelle, Frida nasce a Città del Messico il 6 luglio del 1907 da padre tedesco e madre messicana. L’infanzia della giovane viene stravolta a soli 18 anni, quando tornando a casa da scuola rimane coinvolta in un incidente stradale. A causa di questo terribile incidente Frida subisce una lunghissima degenze e successiva convalescenza, iniziando piano piano a dedicarsi alla pittura.

Grazie al futuro marito, Diego Rivera, le opere di Frida vengono notate da alcuni dei più importanti esponenti dell’impressionismo francese ed esposte poi a New York nel 1938 nella galleria d’arte di Julien Levy.

TERRA
La seconda stanza è dedicata alla Terra, al rapporto che Frida ha con il suo amato Messico. L’opera che più colpisce è senza dubbio “L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot” che rappresenta una concatenazione di abbracci. L’universo abbraccia calorosamente la madre terra, la terra abbraccia Frida ed infine Frida tiene tra le braccia un giovane Diego, quasi come a proteggerlo.

Tra le altre opere in questa stanza:

Prima di entrare nella terza sala viene proiettato un filmato di Frida e Diego, immagini che li ritraggono felici insieme anche se come sappiamo il rapporto tra i due è sempre stato tormentato tanto che Frida afferma: “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego.

POLITICA
La terza stanza è dedicata al tema della politica, principalmente incentrata intorno alla figura di Diego, la cui arte è fatta di politica. Diego è un grandissimo pittore, ha frequentato l’accademia di belle arti, ha vinto numerose borse di studio e ha conosciuto i più grandi pittori di quel tempo, tra cui lo stesso Picasso. Nel 1922, il ministro Vasconcelos istruisce il popolo creando scuole nelle campagne ed incarica Diego Rivera di realizzare grandi murales raffiguranti la storia del Messico preispanico utilizzando un linguaggio fortemente popolare in modo che la gente possa capire.

Frida era solita seguire Diego negli Stati Uniti ma per lei questa terra era Gringolandia, gli americani rappresentavano i Gringos che lei tanto odiava e lei aveva nostalgia della sua terra. Questo lo si evince da uno dei quadri più importanti di questa sala, ovvero “Autoritratto al confine tra Messico e USA”. Questo dipinto sembra quasi essere diviso in due parti, da un lato il capitalismo dell’America mentre dall’altro il suo Paese natale. Frida al centro tiene in mano la bandiera del Messico a simboleggiare la vicinanza e nostalgia verso questa terra.

“Devo lottare con tutte le mie forze affinché il poco di positivo che la mia salute mi permette ancora di fare sia indirizzato ad aiutare la rivoluzione. L’unica ragione reale per vivere”

DOLORE
La quarta e ultima stanza è dedicata al dolore che ha accompagnato Frida nel corso di tutta la sua “breve” vita. Qui troviamo “La colonna rotta”, il più famoso dipinto della pittrice, il cui bozzetto era presente all’ingresso della mostra. Il dolore di Frida non è solo fisico, è un dolore che va oltre e lo si nota dal cambiamento avvenuto nello stile dei suoi quadri. Frida rappresenta sé stessa intenta a tagliarsi i suoi lunghi capelli neri quando scopre che il marito Diego l’ha tradita con la sorella Cristina.

Frida ha vissuto una vita tormentata, il dolore non le ha lasciato tregua ma lei ha trovato la sua cura nella pittura. La mostra rappresenta una Frida oltre le apparenze, una Frida come non si è mai vista prima.

“Mi auguro che l’uscita sia allegra e spero di non tornare mai più”

FRIDA. OLTRE IL MITO
Quando: 01/02-03/06
Dove: MUDEC – Museo delle Culture, via Tortona 56, Milano

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